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La tradizionale azione di un sindacato in una gran azienda deve evolvere. Non è più sufficiente che questo si limiti al suo lavoro tradizionale di proteggere le conquiste lavorative o rivendichi nuove migliore per i lavoratori. Questa azione può avere senso a livello nazionale, a livello politico, ma non più nell’ambito aziendale.

 

Il sindacato deve essere integrato nel processo consultivo, decisionale mi sembra ancora una parola troppo forte, ma si almeno a livello consultivo nella definizione della strategia aziendale. Questa opportunità che deve offrire l’azienda, e dopo verremo il perché, deve essere controbilanciata per un compromesso di azione presso i lavoratori.

 

Cosa intendo per azione presso i lavoratori, voglio dire migliorare in quelle cose che il lavoratore può migliorare, chiaramente se parliamo di una azienda industriale, deve essere nel processo produttivo. Vuol dire un impegno in fare le cose come si devono fare, vuol dire impegnarsi in migliorare i processi, vuol dire impegnarsi in aumentare la produttività, vuol dire fare più qualità. Oggi, il sindacato non fa niente di questo, si dedica solo a migliorare la qualità di vita nel lavoro, migliorare le rimunerazioni, migliorare le condizioni, salvare gli elementi marci che non contribuiscono a migliorare i processi e prodotti, difendere dei status quo, difendere quelli che si rifugiano su un statuto di deboli e che invece sfruttano solo le garanzie sociali.

 

Sono convinto che una azione attiva basata nel miglioramento dei processi produttivi, della conseguente miglioramento della produttività e sicuramente del miglioramento della qualità dei prodotti, senza rinunciare ai sacrosanti doveri generici di protezione sociale dei lavoratori impegnati, potrebbe aprire un spiraglio vincente in quella azienda. Male non ne potrebbe fare, bene tantissimo.

 

Sono d’accordo che i sindacati non sono preparati, ma mai lo siamo per le novità. Perciò si tratta di iniziare, di iniziare a prendere delle responsabilità. La tradizionale separazione fra proprietà ed operaio e ogni volta più obsoleta come tavolo di confronto. Con la crescita economica, con la crescita anche patrimoniale con l’aumento del prezzo delle case, i operai cominciano ad avere dei risparmi che collocano in dei fondi, dei fondi che investono in borsa ed perciò in aziende, in proprietà. Con la liberalizzazione dei fondi di pensione come redito complementare alla pensione, questi investono in aziende e conseguentemente il reddito futuro in pensione dell’operaio dipenderà della ottima gestione del gestore del fondo di pensione che ha investito in proprietà, diventando in qualche forma anche essi proprietario. Non esiste più quella separazione per la quale uno nasceva e moriva operaio, ma oggi, per fortuna può nascere operaio, ma migliorare le sue condizioni perché partecipa con i suoi risparmi in fondi e conseguentemente è piccolo proprietario nella sua veste di risparmiatore e pensionato.

 

Sono d’accordo che l’azienda non è pronta, che facilmente potrebbe derivare in una sola scusa per dire, io ti ho consultato, adesso tu fai il tuo lavoro verso gli operai, trapassando la responsabilità al sindacato, quando è l’azienda chi deve sempre averla. Ma avere dei Top Manager che dedichino parte del suo tempo a migliorare queste relazioni, ad essere capace di coinvolgere i sindacati nei processi strategici, non solo per illustrargli, ma per discuterli e migliorarli nei ambiti dove il sindacato può essere più efficace potranno aggiungere differenziazione rispetto ai concorrenti.

 

Oggi e molto difficile differenziarsi con i concorrenti a livello di prodotto, diciamo nell’outpout che produce una azienda. Invece si può trovare ancora della differenziazione nell’interno dell’azienda. Riuscire ad essere più produttivi, riuscire ad innovare costantemente nei processi, lavorare producendo prodotti qualitativamente migliori, sono dei aspetti sufficientemente differenzianti come per aumentare il valore per l’azionista.

 

Questa politica propositiva, ne includente ne escludente, non rivendicativa, nel senso che in quel tavolo non si devono mischiare i perché uno è li, e che allo stesso momento sono aperti a chi vuole partecipare e non deve perché essere tutti li per obbligazione, ma che forma parte di un processo in più della definizione di una strategia come lo sono le riunioni dei Top Managers o dei diversi livelli aziendali può migliorare considerevolmente il prodotto outpout di quella azienda. Quello sarebbe già un grande passo che non mette in discussione niente fra le relazioni tradizionali sindacati e azienda, per intenderci quelle gestite della direzione di risorse umane. Infatti, non voglio parlare di appuntamenti istituzionalizzati, fissi, che devono per forza farsi due volte all’anno, informare quando c’è una assemblea generale o quello che sia. Parlo di stabilire punti di contatti per migliorare i prodotti, cavolo qualcosa potranno apportare quelli che le costruiscono! Oh no?

 

In questa vecchia Europa dobbiamo fare questo salto, è imperativo se vogliamo sopravvivere in questo mondo tenaciati da due giganti: quello americano nel quale il sindacalismo all’europea non esiste e quello cinese nel quale non c’è nessun rispetto per i diritti dei lavoratori come li europei li intendiamo.

 

E imperativo rendersi conto che solo proteggersi fa si che siamo più facilmente preda degli altri. Purtroppo non siamo soli, dobbiamo combattere con altri, ed è in rischio tutto il nostro sistema se non reagiamo. E li il sindacato non può mettersi da parte e limitarsi a dire quello non è la mia responsabilità, perciò ci sono gli azionisti, perciò c’è il Top Management e cosi via. Quello è manca di visione in un Mondo che cambia, che non è lo stesso di dieci anni, di venti o trenta e che non sarà lo stesso fra dieci anni. Non so come di diverso, ma sicuro che lo sarà. Perciò insisto i sindacati a riflettere su quale deve essere la sua azione: passiva limitandosi a la sua azione tradizionale lasciatemi dire politica o anche, è sottolineo anche, proattiva centrata nell’attività strategica dell’azienda per farla progredire? Non ci vedo contraddizioni, ci vedo complementarietà in una lotta, perché sempre di lotte parliamo, una lotta per i diritti generali dei lavoratori ed un'altra lotta nella microeconomia per migliorare la produzione dell’azienda che è quello che fa progredire i propri lavoratori ed l’azienda in generale.

 

Ho parlato poco del cambio di attitudine che c’è bisogno dal Top Management, ma mi sembra più facile di prodursi il cambiamento necessario in questa parte che non in quella sindacale soggetta ad un intorno politico sul quale devi muoversi. A un Top Manager non può che beneficiarli avere una forza produttiva migliore, più produttiva che fornisce idee, processi e prodotti di miglior qualità. Non ci vedo delle controindicazioni, non vedo il perché non utilizzare tutte le risorse disponibili, manageriale veramente tutto il processo, integrando una delle parti fondamentali in tutta azienda che è quella produttiva, perché se il prodotto non è competitivo, addio azienda e addio lavoratori.

 

I sindacati