



Beh! Senza dubbio questa è la più veloce ed efficiente per mandare a puttane l’azienda. Non c’è n’è nessun dubbio possibile.
In questo caso quando parlo de top management parlo del CEO dell’azienda, anche se in conseguenza ne va normalmente il primo livello, un'altra pratica che abbiamo già analizzato come nefasta e che aggiunta alla prima ha gli effetti devastanti, è quasi sempre senza ritorno.
L’azienda è costituita di azionisti, ma la gestione quotidiana ed strategica è lasciata ad un CEO. Questo è quello che può determinare l’insuccesso dell’azienda. Non parlo della parte positiva del sceso, perché se l’azienda è costituita di un primo livello di managers capace può sopravvivere senza difficoltà, forse non crescerà come potrebbe crescere, ma difficilmente ci sarà pericolo di distruggerla. Il CEO accompagna la crescita, ma accelera la distruzione. Sendo la sua incidenza più forte verso la distruzione che non la crescita troviamo la sua importanza. Se a questo fattore aggiungiamo quello del cambiamento del CEO e conseguentemente la successione di personaggi, si capisce che l’accelerazione è peggio che quella di particole di atomo che conformano una esplosione atomica.
Cosa succede quando si cambia un CEO? Dopo ci chiederemo il perché, lo facciamo così perché la risposta tante volte a poco di razionale.
Il cambio di CEO comporta un cambio di strategia perché si da per scontato che si ci è stato un cambiamento era perché le azioni messe prima non hanno funzionato. E lì ci potrebbe stare, a condizioni che il CEO precedente abbia avuto almeno un periodo sufficiente per provare che le azioni hanno funzionato. E questo dipenderà da industria ad industria e molto legato al ciclo del prodotto, in concreto al tempo di rinnovamento che c’è n’è bisogno. Conoscendo il ciclo del prodotto o del loro rinnovamento si può misurare il tempo che uno ha bisogno per poter raccogliere delle azioni implementate. Perciò, a tanti cambiamenti di CEO, tanti cambiamenti di strategia perché sì, aggiungendo confusione nel management e posteriormente nei clienti perché i diversi prodotti o azioni che ne usciranno saranno completamente barbariche.
Seconda cosa che succede, adattamento delle strutture, perché come le precedente non hanno funzionato (non obbiettiviate) c’è bisogno di cambiare. Anche i piccoli cambiamenti fanno che l’azienda rimanga immobilizzata per capire, per sapere come interrelazionarsi nella nuova struttura.
Terza cosa che succede, il nuovo CEO dichiara che conta con il management in luogo, che lo ha trovato motivato e capace di affrontare i nuovi reti, che non porterà nessuno. Beh! Solo il tempo di organizzarsi, fare delle chiamate e lasciare il tempo di dimettersi ai nuovi managers che devono arrivare. Perciò, ballo di primi livelli. Persone che se ne vanno (motivate a), nuove che arrivano. Tempo che hanno bisogno di adattarsi, di più si arrivano di paesi diversi, se arrivano di industrie diverse. Ad ogni aggettivo aggiungete un effetto esplosivo in più.
Quarta, conseguenza però delle anteriori, immobilismo da parte di tutta l’azienda, demotivazione, perdita della bussola…
Lasciamolo così e comproviamo l’effetto in catena che se ne produce: cambio di strategia, cambio di struttura, cambio del management, immobilismo del resto delle persone che conformano l’azienda. Ad ogni volta una esplosione, che si deve moltiplicare per ogni nuovo CEO che arriva, e la potenza deve essere elevata al quadrato o al triplo quanto più breve è il periodo nel quale rimane nel posto il nuovo CEO, la conseguenza è la distruzione dell’azienda.
Se prendete una azienda che in 3 anni ha visto succedere 4 CEO potremo trovarci con una formula distruttiva del tipo:
(cambio strategia + cambio struttura + cambio management + immobilismo)2 + (cambio strategia + cambio struttura + cambio management + immobilismo)3 + (cambio strategia + cambio struttura + cambio management + immobilismo)3 + (cambio strategia + cambio struttura + cambio management + immobilismo)2
* sendo 2 più di un anno in posizione e 3 meno di uno.
Devastante!
I perché? Quelli non si capiscono molto bene, nessuno può aspettarsi di un CEO un miracolo in mesi, se lo può aspettare in qualche hanno, ma no in mesi. Ci sono i tempi tecnici in business necessari, se in più questo succede in momenti di recessione, potete aggiungere alla formula anteriore un'altra potenza all’insieme. I perché dovrebbero essere sempre i risultati, se non ci sono dentro dei tempi tecnici, sì cambiamento, assolutamente sì. Però si no, l’unico che l’azionista raggiunge e mandare a puttane l’azienda.
Deve essere questo un processo indefinito fino alla morte definitiva? Non necessariamente, c’è bisogno solo di stoppare la catena di San Antonio. C’è bisogno di fermarsi, ed lasciare i tempi tecnici che trascorrano, non potrà essere peggio, anche se sempre c’è. Si rischia di meno lasciando vedere cosa succede, che saltando in piena corsa.
Sarò pedante, ma usando sempre il calcio come riferimento, che potrebbe essere quello più simile ad una azienda, perché c’è un azionista che è il presidente, c’è un allenatore che è il CEO, ci sono i giocatori che sono i managers di diverso livello ed il restante staff che sono gli impiegati. In questo caso il prodotto è quello che sono capaci di fare assieme, di marcare più gol possibili e lasciarsene fare il meno. Quante società cambiano e cambiano allenatore durante la stagione e ancora nelle successive? Quante di queste società avete visto vincere il campionato o almeno le posizioni di onore? Nessuna! Nessuna, perché non è possibile, non è possibile cambiare continuamente di allenatore come di giocatori! Le società che vincono sono quelle che hanno i nervi saldi, che lavorano sul medio con un buon allenatore, con una squadra solida che si rinnova nelle posizioni dove ci sono opportunità, che si solidifica durante gli anni. Queste vincono, non perché sono grandi, senno perché sono costanti nelle norme basiche di qualsiasi business, lavorare nel tempo!